martedì 22 luglio 2014

A che cosa è servita l'austerità?!

Nel precedente post del 18 luglio "Quelli che il debito pubblico c'è perché abbiamo vissuto al di sopra delle nostre responsabilità" commentavo come le politiche di austerità, e non le pazze spese degli italiani, abbiano fatto crescere il debito pubblico.
Per chi si chiedesse a che cosa sono servite le politiche di austerità, la risposta è nel grafico sottostante che rappresenta la bilancia delle partite correnti italiana in percentuale del PIL tra il 1990 e il 2013:


Intanto, occorre comprendere cosa siano le partite correnti. Rappresentano la somma dei saldi della bilancia commerciale (per importazioni e esportazioni di beni e servizi) e di quella finanziaria (sui redditi da capitali).
In pratica, se è negativa significa che dal paese sono usciti dei soldi, viceversa è positiva se ne sono entrati.

Date un'occhiata al grafico sopra rappresentato, vedete la prima linea rossa in corrispondenza della scritta "SME"? Indica il saldo del 1992, anno di uscita dell'Italia dal Sistema Monetario Europeo, l'antenato dell'euro, che imponeva una limitata oscillazione dei cambi fra le valute europee. Non riuscendo più a mantenere il cambio con il marco, a settembre di quell'anno, il nostro paese fu costretto ad uscirne. Cosa successe poi? Semplice, che la svalutazione della lira produsse dei saldi attivi crescenti delle nostre partite correnti con l'estero.

La seconda linea rossa la trovate in corrispondenza dell'anno 1996, ovvero quando vennero fissati i cambi irrevocabili tra le valute dei paesi aderenti all'euro che sarebbero entrati in vigore a partire dal 1999. La lira cominciò a rivalutarsi per adeguarsi al cambio obiettivo di 990 lire per 1 marco, e quindi 1936,27 lire per 1 euro. Guardate alcuni esempi (fonte: Banca d'Italia):





Che effetto ebbe questo riallineamento dei cambi sulla nostra economia? Come da manuale di macroeconomia, la rivalutazione della lira rese meno convenienti i prezzi dei prodotti del nostro paese e la bilancia delle partite correnti iniziò la sua corsa verso il basso. Insieme alla rivalutazione del cambio nominale sopra illustrata, bisogna considerare anche quella del cambio reale che considera il tasso d'inflazione, più alto nei paesi periferici dell'euro come il nostro rispetto, ad esempio, a quello della più sviluppata Germania. L'effetto combinato di questi due fattori portò il saldo delle partite correnti in deficit.

L'ultima linea rossa è in corrispondenza del 2011, l'anno di inizio delle politiche di austerità. Ricordiamo tutti le numerose leggi finanziarie approvate dal consiglio dei ministri del governo Berlusconi prima, e di quello Monti poi. Cosa accadde? Essendo, l'Italia, dal 1999 in un regime di cambi fissi (l'euro) non era possibile riallineare la bilancia delle partite correnti come nel 1992 (tramite la svalutazione della lira prodotta dal libero mercato delle monete). Pertanto, il governo ha eseguito un altro tipo di svalutazione, quella del fattore lavoro. E qual'è la migliore delle soluzioni per abbassare gli stipendi, diminuire i consumi e quindi le importazioni? Semplice, la disoccupazione. Già, perché se una persona non lavora spende meno.
Così come per il debito pubblico, la teoria economica prevede un effetto delle politiche di austerità anche sulle partite correnti. E' il seguente:


Pertanto, adesso sapete che l'obiettivo perseguito dal governo non è mai stato la diminuzione del debito pubblico, bensì quella dei consumi, e quindi l'aumento della disoccupazione, senza la quale ogni politica di austerità non avrebbe alcun effetto consistente.





1 commento:

  1. Sempre utili le tue chiare spiegazioni, servono a rimettere insieme i puntini...che qualche volta si perdono per la strada.

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